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Che cosa significa essere nella rete PeaceWaves?
La rete PeaceWaves connette scuole, associazioni, università, agenzie di formazioni, enti locali, persone che credono che un altro mondo non solo è possibile ma è necessario. Un altro mondo che sia sostenibile e sia capace di futuro. PeaceWaves crede che la conoscenza possa cambiare in meglio il mondo e crede nell'intelligenza collettiva e nella possibilità che questa ha di condurre processi di cambiamento.
Crede nella non-violenza e nella sua attuazione come modalità di trasformazione della società.
La nostra rete è un laboratorio continuo di processi di democratizzazione, di cittadinanza universale, di progetti piccoli e grandi di cooperazione locale e internazionale, di scambi intergenerazionali, di long life learning applicata alla realtà quotidiana.
La nostra ambizione e realizzare ambasciatori di pace e trasformare in ambasciate di pace le agenzie educative e formative nel mondo. La nostra rete può rendersi protagonista di processi di azioni preventive early action, di peace confidance e di peace building e di azioni di multi track diplomacy "soft diplomacy", conflict resoluction and conflict mitigation.
La nostra rete lavora principalmente, per definizione, nella early action (fase preventiva), nella twilight zone (periodo di transizione tra un conflitto e i processi veri e propri di "costruzione di pace".
Alcuni principi guida ci orientano:

  1. La relatività di tutte le religioni, ciascuna delle quali vede lo stesso Dio da angoli visuali diversi;
  2. La concezione dell'uomo come essere fornito di libero arbitrio. Il cui fine ultimo è la piena realizzazione di sé, capace di comportamento non-violento e di essere influenzato da siffatto comportamento, anche in situazioni conflittuali di gruppo estremamente acute;
  3. Una concezione pedagogica che rifiuta ogni forma di violenza, indottrinamento, accumulazione di cognizioni mnemoniche e sottolinea l'importanza dell'istruzione attraverso il lavoro (learning by doing), dell'imparare sbagliando, della ricerca in comune;
  4. Un'etica pluralista nell'ambito della quale ha particolare importanza il principio della non-violenza, avente come corollario quello della massimizzazione del benessere di tutti, non soltanto di tutti gli esseri umani bensì di tutti gli esseri senzienti;
  5. Una filosofia della storia per cui le grandi conquiste civili, sociali, culturali, morali, si realizzano non tanto grazie alla violenza e alla guerra, bensì piuttosto nonostante essa;
  6. Una concezione dell'economia per cui essa non va lasciata alle leggi del mercato, ma deve essere vincolata da precise esigenze di solidarietà e di giustizia;
  7. La denuncia della globalizzazione e dell'industrialismo sfrenato del tutto irrispettoso della qualità della vita, dell'ambiente e della natura: non siamo no-global bensì new-global;
  8. Una concezione "aperta" e di democrazia dal basso della società, del potere politico come servizio, e dei rapporti cittadino stato, dove la cittadinanza è una cittadinanza universale e sociale;
  9. Una filosofia dei conflitti che vede in essi opposizioni di verità parziali, storicamente determinate, e la cui soluzione non-violenta comporta l'instaurazione di situazioni in cui le precedenti verità trovano una loro integrazione in una "verità" più alta che ad un tempo le comprende e le supera;

I principi di una strategia del tutto particolare di conduzione e soluzione dei conflitti: la forza della verità, la forza dell'amore, la forza della pazienza, la forza della comprensione, la forza della sofferenza: disobbedienza o resistenza civile, civile perché non è criminale. Non bisogna confondere questa strategia (satyagraha) con la resistenza passiva, né confondere la forza con la violenza. Quest'ultima appartiene ai deboli, noi vogliamo essere forti e coltivando l'idea della forza noi diventeremo ogni giorno più forti e le nostre azioni diverranno più efficaci.

 

La rete: metafore, significati e strumenti
Quando si parla di reti ci si riferisce, in ultima istanza, a sistemi, per alcuni loro aspetti, descrivibili tramite un grafo inteso come insieme di elementi puntuali detti nodi tra loro collegati da elementi lineari (segmenti) che indicano l'esistenza di una relazione. I grafi sono strutture astratte che permettono di descrivere indifferentemente reti stradali e sistemi di relazioni sociali. Una rete di scuole può essere allora vista come un grafo i cui nodi rappresentano istituti, risorse o attività condivise, e gli archi la relazione di condivisione.
Come si vedrà, le tipologie delle relazioni di condivisione sono molteplici e rispondono, in ultima analisi, alla realizzazione di strategie di adeguamento, se non di superamento, della dicotomia competizione-collaborazione, che contraddistingue il tessuto dell'istruzione sul territorio in tutti i suoi aspetti del formale, dell'informale e del non formale.
Vero è che la rete può legare e catturare come nella sua più insidiosa accezione di tela di ragno o può sostenere come nella sua rassicurante funzione di tela del trapezista: anche nel mondo della scuola, come nel world wide web, essa offre opportunità e contraddizioni.
Perciò è necessario mettere in relazione tanto la sua capacità di incarnare le globalità, le peculiarità del macro, le visioni olistiche, quanto la sua propensione a rispecchiare e talora enfatizzare i localismi, le visioni intersoggettive, le singolarità.

 

La rete come modello di organizzazione e lavoro
Il concetto di rete, diffusosi nella normativa e nella pratica scolastica nel corso degli anni novanta, è un'applicazione delle teorie dell'organizzazione dell'impresa-rete.
Al fondo di tale teoria sta la coscienza del superamento dei modelli organizzativi centrati su una distinzione verticale dei ruoli e la spinta alla costruzione di un sistema appunto reticolare, caratterizzato, cioè, da distribuzione, autorganizzazione, decentramento, condivisione di funzioni, compiti e competenze, in risposta alle sfide continue del cambiamento e alle esigenze di qualità, innovazione, flessibilità indotte dall'evolversi del sistema sociale e dal mercato. Per parafrasare il titolo di un volume di F. Butera, si tratta di passare dal castello - la struttura piramidale di tipo gerarchico-funzionale - alla rete: da un modello in cui è la "regola" a determinare il "sistema" a uno nel quale è il "sistema" che governa e detta la "regola", definita con sempre minor rigidità e con più frequente riferimento a criteri che non a normative strette di dettaglio.
Lavorare in rete significa saper progettare, gestire, controllare e valutare una serie non necessariamente sequenziale di funzioni, compiti, risultati sempre più governati da variabili indipendenti o esterne al sistema; significa saper instaurare rapporti con soggetti singoli o plurimi; significa saper lavorare in team condividendo responsabilità e risorse ed essendo in grado di gestire sapientemente spinte collaborative e spinte competitive.
Il processo di realizzazione dell'autonomia ha praticamente enfatizzato e sostenuto l'organizzazione networking, tanto all'interno del POF quanto nei rapporti fra le istituzioni scolastiche - nell'obiettivo del dimensionamento e della razionalizzazione delle risorse, al contrario, in quello del loro potenziamento - nonché nell'integrazione fra queste ultime e il territorio.

 

Reti di scuole e autonomia
Negli anni novanta la costituzione di reti di scuole è nata come fenomeno spontaneo per rispondere a due esigenze solo apparentemente antinomiche: quella di soddisfare una domanda di istruzione sempre più complessa in termini di composizione (studenti, famiglie, sistema produttivo locale ecc.), di partecipazione ai processi propositivi e decisionali della vita scolastica, di specializzazione e qualità del servizio (orari, attività extracurricolare, mense ecc.) e quella di far fronte alla crisi del sistema scolastico - aggravata in talune aree del paese dal decremento demografico -, che si manifesta con il crescente diffondersi di atteggiamenti di demotivazione nei confronti della scuola, di caduta del ruolo sociale dell'istituzione e dei suoi operatori, con conseguente diminuzione del numero delle iscrizioni e aumento dei tassi di insuccesso, dispersione e abbandono.
La tendenza a lavorare in rete per ottimizzare le risorse e aumentare la qualità e la quantità dei servizi, è stata sostenuta in sede centrale con diverse circolari e ordinanze: lo stesso contratto collettivo nazionale del 4 agosto '95 prevede la realizzazione di reti di scuole per la formazione degli insegnanti. Ma la disposizione fondamentale è il Regolamento dell'Autonomia emanato con DPR n. 275/99, che all'art.7 prende espressamente in considerazione le reti di scuole, prevedendo che le istituzioni scolastiche possano collegarsi mediante un accordo di rete anche con strutture di formazione professionale per il raggiungimento di finalità condivise.
L'accordo può riguardare attività:

  • didattiche
  • di ricerca
  • di sperimentazione e sviluppo
  • di formazione e aggiornamento
  • di amministrazione e contabilità.

L'accordo, che individua la durata, le competenze e i poteri dell'organo responsabile della gestione delle risorse e del raggiungimento delle finalità del progetto, nonché le risorse professionali e finanziarie messe a disposizione della rete dalle singole istituzioni, può prevedere:

  • Lo scambio temporaneo di docenti, che liberamente vi consentono, fra le istituzioni che partecipano alla rete;
  • Alla ricerca didattica e alla sperimentazione;
  • Alla documentazione, secondo procedure definite a livello nazionale, per la più ampia circolazione, anche attraverso rete telematica, di ricerche, esperienze, documenti e informazioni;
  • Alla formazione in servizio del personale scolastico;
  • All'orientamento scolastico professionale;

La costituzione di reti di scuole rende possibile inoltre la definizione degli organici funzionali di istituto in modo da consentire l'affidamento a personale ad hoc di compiti organizzativi, di raccordo interistituzionale e di gestione dei laboratori.
Le scuole, singolarmente o collegate in rete, possono:

  • Stipulare convenzioni con università statali o private, ovvero con istituzioni, enti, associazioni o agenzie operanti sul territorio che intendono dare il loro apporto alla realizzazione di specifici obiettivi;
  • Promuovere e partecipare ad accordi e convenzioni per il coordinamento di attività di comune interesse che coinvolgono su progetti determinati più scuole, enti, associazioni del volontariato e del privato sociale;
  • Costituire o aderire a consorzi pubblici e privati per assolvere compiti di carattere formativo coerenti col POF e per l'acquisizione di servizi e beni che facilitino lo svolgimento dei compiti di carattere formativo.
 

Strumenti per la realizzazione delle reti
Alla base di tutte le tipologie di integrazione si colloca l'Accordo per il lavoro del 24 settembre 1996, che indica come obiettivo prioritario l'integrazione tra istituzione, formazione e lavoro.
La successiva L. 662 del dicembre 1996 in tema di misure di razionalizzazione della finanza pubblica, all'art. 203 e ss., definisce gli interventi che coinvolgono una molteplicità di soggetti pubblici e privati ed implicano decisioni istituzionali e risorse finanziarie a carico delle amministrazioni statali, regionali e delle province autonome, nonché degli Enti Locali. Tali interventi fanno capo alla programmazione negoziata, all'intesa istituzionale di programma, all'accordo di programma quadro, al patto territoriale, al contratto di programma, al contratto d'area.
L'integrazione tra scuole e fra queste ultime e il territorio è esplicitamente richiamata dal'art. 9 del DPR 275/99, che afferma:"le istituzioni scolastiche, singolarmente, colegate in rete o tra loro consorziate, realizzano ampliamenti dell'offerta formativa(…) a favore dei propri alunni, della popolazione giovanile e degli adulti", arricchendo i loro curricoli e definendo percorsi formativi integrati mediante promozione o adesione a convenzioni o accordi stipulati a livello nazionale, regionale o locale per lo svolgimento di progetti specifici.
In particolare, gli strumenti più in uso per la realizzazione di reti tra scuole sono:

  • Protocolli di intesa
  • Convenzioni
  • Accordi
  • Consorzi

La formula aggregativa più frequente è l'accordo di rete, stipulato dalle istituzioni scolastiche per collegarsi tra loro. L'accordo, che viene depositato presso le segreterie delle scuole interessate, individua le finalità del progetto, nonché le competenze e i poteri dell'organo responsabile della gestione. Esso può prevedere altresì intese con enti esterni operanti sul territorio, mediante uso degli strumenti indicati sopra.
L'accordo può dar luogo alla costituzione di consorzi, realizzata individuando l'istituto che si fa carico della gestione amministrative e finanziaria dell'iniziativa e dando origine a un'associazione in cui le singole scuole condividono l'organizzazione e lo svolgimento di attività o l'acquisizione di beni e/o servizi per uno scopo comune (corsi di formazione per gli insegnanti, realizzazione di laboratori, costituzione del servizio mensa, realizzazione di servizi e reti telematiche ecc.).

 

Finalità e tipologia delle reti
L'analisi delle esperienze in atto evidenza diverse finalità che stanno alla base degli accordi di rete:

  • La ricerche delle economie di scala, ottenute tramite processi di massimizzazione delle risorse;
  • La gestione dei rapporti con il territorio (attività di orientamento, di alternanza scuola-lavoro ecc.);
  • La condivisone delle risorse per poter potenziare la qualità dell'offerta sul territorio, spesso realizzata procedendo alla creazione di scuole-polo specializzate in alcuni aspetti didattici o amministrativi. Discorso a sé merita la condivisione della "risorsa informazione" , generalmente trattata e diffusa su supporto telematico e quindi non sempre condizionata dalla contiguità territoriale, che sta di solito alla base della condivisione di altre risorse (mense, biblioteche, impianti ecc.);
  • La predisposizione e la gestione di progetti locali (talora patti territoriali, progetti per l'ambiente, Copernico, progetti comunitari come Leonardo, Socrates, FSE…;
  • La condivisione di attività formative del personale;
  • La condivisione di ricerca e sperimentazione: forse uno degli aspetti più innovativi, che si realizza tramite la messa in comune di attività e pratiche di ricerca in ambito pedagogico, disciplinare o trasversale, e che consente alle scuole di partecipare in odo paritetico alla comunità scientifica, correggendo "cattive pratiche" indotte dalla separatezza, dalla sporadicità, dall'episodicità di alcuni interventi delle singole istituzioni;
  • La condivisione di "buone pratiche" in materia di rilevazione dei bisogni dell'utenza e di controllo e valutazione dei risultati dell'azione educativa, mediante l'adozione comune di standard di prestazioni di base, di modelli di valutazione, di parametri di misurazione.
  • Il raggiungimento di una o più di queste finalità dà origine a diversi accordi di rete, noi vi proponiamo la costituzione di una rete di scuole-laboratorio intergenerazionali che esalti le opportunità che l'autonomia offre. La nostra rete è volta: alla formazione, alla ricerca ed allo sviluppo dei processi e delle azioni di pace, di cittadinanza universale, di democratizzazione, di sviluppo sostenibile, di interculturalità, di cooperazione internazionale, di gestione e risoluzione dei conflitti. L'obiettivo è realizzare "ambasciate di pace" nel territorio e promuovere la formazione dei giovani "ambasciatori di pace".
    Questi laboratori hanno la caratteristica di coinvolgere l'intera comunità, di sviluppare processi di long life learning e soprattutto di avere un concreto impatto sul territorio.
    Ogni scuola dovrà costituire un gruppo di coordinamento interno che preveda tute le componenti: docenti, studenti, ATA, famiglie, dirigenti; inoltre ogni scuola avrà un Tutor di progetto che si relazionerà con il territorio e con le altre componenti della rete. Ogni territorio avrà una scuola polo che fungerà anche da laboratorio.
 

La progettazione integrata e partecipata
Alla base del lavoro in rete sta l'acquisizione di competenze e capacità gestionali nell'ambito della progettazione integrata., intesa come metodo di lavoro per definire le modalità operative atte ad agire in modo intenzionale sulla complessità dei fattori che determinano la qualità dei processi di insegnamento-apprendimento, assicurando previsione, gestione programmata, valutazione dell'insieme delle variabili del processo educativo e formativo in rete.
La progettazione integrata fra una pluralità di soggetti pubblici e privati fa ricorso alla concertazione e viene realizzata quando:

  • Sono coinvolti tutti i responsabili del progetto e l'insieme dei potenziali attori;
  • Il ruolo dei diversi attori è oggetto di analisi e di potenziale revisione;
  • si definiscono regole e procedure per favorire il lavoro comune dei soggetti coinvolti;
  • sono assicurati criteri di trasparenza nel controllo e nella valutazione di processi e risultati.

Il risultato è la definizione di obiettivi condivisi per:

  • la sperimentazione di innovazioni strutturali, didattiche, gestionali;
  • la produzione di nuove possibilità di accesso o di nuove forme di reinserimento nel sistema educativo.

La progettazione integrata di rete si articola in più livelli, che possono essere visualizzati come una piramide, i cui "gradini" scandiscono i diversi ambiti di integrazione all'interno della singola scuola, nell'ambito del sistema scolastico-formativo e sul territorio:

Progettazione integrata

In partnerariato Interregionale, nazionale, comunitario (progetti FSE, …)

  • con Enti Locali, Regioni ecc. per azioni di sviluppo culturale, occupazionale e produttivo del territorio (reti locali)
  • Con altre agenzie formative formali, informali, Associazioni, NGO, presenti sul territorio (reti locali)
  • In verticale e in continuità fra diversi ordini di scuola
  • All'interno della singola scuola (organi collegiali, dirigenti, personale docente e non docente, ATA, alunni, famiglie, soggetti del territorio)
 

Indicatori di qualità per una scuola nella rete PeaceWaves

  • Elaborazione del regolamento di Istituto in modo condiviso e partecipato da parte di tutte le componenti della comunità educativa;
  • Elaborazione del Piano dell'Offerta Formativa in modo condiviso e partecipato da parte di tutte le componenti della comunità educativa (ognuno parteciperà secondo le proprie competenze);
  • Formalizzazione pratica del contratto (patto) formativo;
  • Inserimento nel curricolo di percorsi trasversali di educazione alla pace e di educazione ai diritti umani;
  • Elaborazione e partecipazione ad un progetto di PeaceWaves e ad almeno una azione di pace;
  • Costituire un gruppo di lavoro permanente di minimo 5 unità (studenti-docenti-ATA-famiglie-dirigente-Ente Locale) per l'attuazione dei progetti PeaceWaves previsti nel POF;
  • Formazione di almeno un gruppo (da 10 a 20) "Giovani Ambasciatori di Pace";
  • Elaborazione di un progetto di accoglienza condiviso e co-gestito dagli studenti;
  • Elaborazione di progetti gestiti dagli studenti (scala di partecipazione di Hart);
  • Programmazione delle assemblee di classe e di istituto e di altri momenti partecipativi in modo partecipato e condiviso. Che rappresentino una vera palestra di democrazia.
  • Incremento costante di partecipazione alla vita democratica della comunità educante;
  • Realizzazione di un progetto di Tutoring e di Mentoring;
  • Utilizzo delle metodologie didattiche attive e individualizzate (peer education, ricerca-azione, cooperative learning, problem solving, outdoor training…);
  • Autonomia dello studente come risultato atteso e come strategia assunta nel POF;
  • Presenza di un progetto di orientamento e auto-orientamento;
  • Formazione per i delegati studenteschi e delle famiglie;
  • Formazione specifica per i coordinatori di classe e per le funzioni obiettivo;
  • Realizzazione di percorsi di studio in auto-aiuto, learning center…;
  • Scuola come luogo di aggregazione sociale e culturale dell'intera comunità: "Ambasciata di pace";
  • Esperienze dello studente e del genitore come risorse didattiche per l'attività di insegnamento-apprendimento;
  • Processi di auto-valutazione da parte degli studenti;
  • Auto-valutazione di istituto che rileva il livello di gradimento/soddisfazione dello studente, della famiglia e della comunità territoriale e la assuma all'interno del POF;
  • Presenza di servizi socio-psico-pedagogici ed altri servizi ad es. formazione-lavoro;
 

Benefit per le scuole in rete

  • Certificazione di qualità ed analisi di Istituto (ISO 9001/2000) al 70% del prezzo di mercato: con supporto e guida dei processi relativi - un anno di lavoro;
  • Certificazione delle competenze;
  • Laboratori di educazione alla pace - cittadinanza universale - intercultura … gratuiti;
  • Workshop gratuiti;
  • Formazione base per ambasciatori di pace, peer educator e tutor gratis (spese di vitto alloggio e trasferta dei relatori);
  • Una pagina sul Web dedicata alla scuola;
  • Valutazione delle progettazioni e finanziamento dei migliori secondo il report annuale del comitato dei presidenti;
  • Modulo di accoglienza;
  • Modulo di orientamento;
  • Progettazione interculturale per l'inserimento e l'integrazione "All Togheter";
  • Partecipazione ai progetti di cooperazione internazionali;
  • Partecipazione attiva alle campagne umanitarie;
  • Newsletter e riviste convenzionate;
  • Un convegno all'anno dedicato alla presentazione delle esperienze di ogni istituto;
  • Partecipazione ad eventi sportivi ed artistici programmati dalla rete;
  • Partecipazioni ad eventi internazionale in relazione con le progettazioni realizzate e attraverso il programma di scambi;
  • Consulenza metodologica e didattica;
  • Consulenza finanziaria e amministrativa;
  • Consulenza organizzativa;
  • Testimonianze nazionali ed internazionali inerenti ai progetti e al processo in atto.
 

 

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