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21-12-2008 La questione Morale

Il 28 luglio 1981 Enrico Berlinguer, in una intervista su “la Repubblica” dichiarava:

“I partiti non fanno più politica. Hanno degenerato e questa è l’origine dei mali d’Italia. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contradditori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani, oppure distorcendoli senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzata si è ormai conformata su questo modello: non sono più organizzazioni che promuovono la maturazione civile e l’iniziativa del popolo, ma piuttosto federazioni di correnti e di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le istituzioni a partire dal Governo. Hanno occupato gli Enti Locali, gli Enti di previdenza, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la RAI, alcuni grandi giornali.
Molti italiani si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato e delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ottenuto vantaggi o sperano di riceverne o temono di non riceverne più.
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendovi dei ladri, dei corruttori, dei concessori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera. La questione morale nell’Italia di oggi fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo.
Ecco perché la questione morale è il centro del problema italiano ed ecco perché i partiti possono provare ad essere forze di serio rinnovamento soltanto se affronteranno in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche.”


Oggi la crisi politica, assolutamente ascrivibile all’incapacità di rispondere alla questione morale, unita ad una crisi finanziaria senza precedenti nel dopoguerra (bisogna risalire al 1929) sovrastata dal terrorismo globalizzato e da una crisi ambientale con implicazioni sul clima anch’essa senza precedenti, non si può più considerare tale bensì è divenuta patologia cronica del sistema Italia. La politica dei partiti non solo non risponde alle urgenze, ai bisogni dei cittadini ma è travolta dalla sua a-moralità incapace di rispondere anche a se stessa. Il cancro della questione morale è dilagato dai partiti, alle persone che stanno nei partiti e vista l’occupazione sistematica dei partiti in tutto il tessuto sociale-ecomnomico-finanziario e considerata l’occupazione che i partiti stessi hanno subito da ambienti della finanza, dell’economia e della criminalità organizzata il cancro si è diffuso sino ad avere metastasi in ogni dove, al punto che per la società italiana è divenuto dapprima tollerabile, quindi accettabile ed infine “NORMALE” il favore, l’utilizzo improprio e personale dei beni dello Stato, il conflitto di interessi, le elezioni dei candidati a rappresentarci nel parlamento ad uso e consumo delle segreterie dei partiti, l’incapacità di rinnovarsi e persino l’incapacità e l’impossibilità di rimuovere gli uomini politici anche in presenza di reati accertati.

Di fronte a questo dilagare della patologia morale del nostro sistema il paese ha bisogno di risposte forti, non ambigue, non equivoche. I partiti vanno ripensati nella loro essenza, nella loro utilità, nel loro modo di rispondere ai profondi bisogni ed alle urgenze del popolo, prima fra tutte la disuguaglianza sociale sempre più grande. La crisi finanziaria, che di fatto ha sancito, dopo vent’anni (1989) dal crollo del sistema comunista, il crollo del capitalismo e la fede cieca nel libero mercato, sta trovando una risposta assolutamente inadeguata in una sorta di “socialismo di stato” per i ricchi (banche, multinazionali…) seguita di pari passo con l’applicazione di un duro neoliberismo per i lavoratori e i poveri, come ci suggerisce Ulrich Beck. Prima che la patologia diventi endemica e ci travolga tutti, compresa la maggioranza degli italiani, che indipendentemente dagli orientamenti politici (destra e sinistra come categorie obsolete di rappresentazione politica rispetto al nuovo paradigma storico che stiamo attraversando) costituiscono la parte “sana” e che non vogliono rinunciare alla speranza di vivere in un Paese democratico, libero, giusto, solidale, lavorando per ridurre l’ineguaglianza sociale; che Non vogliono credere che tutti gli sforzi fatti dalle ultime 5 generazioni per costruire l’Italia sia dilapidato da una classe politica che non rappresenta il Paese; che vogliono consegnare un Italia, se non migliore, almeno vicino a quella che ci è stata consegnata dai Padri Costituenti. Per tutti coloro che non si rassegnano a vivere in un Paese dimezzato, ingiusto, a ridotta democrazia, ineguale, egoista, dove il privilegio sostituisce il diritto e l’impunità il dovere, c’è solo da intraprendere la strada dell’impegno che da personale e privato diventi politico. La ricostruzione avverrà, esattamente come quella del dopoguerra, se tutti noi ce ne faremo carico togliendo la delega a chi negli ultimi vent’anni ne ha fatto strame.

Marco Braghero
Presidente
PeaceWaves International Network

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