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18-06-2013 Il Protocollo di Maputo sui diritti delle donne africane

Da casa-africa.blogspot.it

Dieci anni fa (11 luglio 2003), in occasione del secondo vertice dell'Unione Africana (UA) svoltosi nella capitale del Mozambico veniva adottato il Procollo di Maputo, una convenzione che chiede con forza ai rappresentanti dei governi africani l’impegno a farsi carico dell’eliminazione di tutte le forme di discriminazione e violenza verso le donne, e l’avvio di una politica di parità fra i sessi in tema di diritti e di doveri. Il documento è stato firmato da 48 dei 54 Stati membri dell'UA, e ad oggi ratificato da 36 Stati (v. l'elenco). Nessuno fra questi, tuttavia, eccetto la Libia, appartiene al Nord-Africa.

Il protocollo di Maputo prende in considerazione alcuni aspetti di fondamentale importanza per l’emancipazione e l’empower­ment delle donne africane, coprendo un’ampia varietà di temi: dall’eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione al diritto alla vita, all’integrità ed alla sicurezza fisica, dalla protezio­ne in occasione di conflitti armati al diritto all’istruzione ed alla formazione, dai diritti econo­mici ai diritti alla salute ed alla riproduzione.

Coraggiosa è la definizione di violenza contro le donne: "Violenza contro le donne" significa ogni atto perpetrato contro le donne che sia causa o possa essere causa di un danno fisico, sessuale, psicologico ed economico a loro carico, compresa la minaccia di porre in essere un tale atto; ovvero la messa in atto dell'imposizione di restrizioni arbitrarie o la privazione di fondamentali libertà nella vita pubblica o privata, in tempo di pace o in situazioni di conflitto armato o guerra. Una definizione "forte" che include non soltanto gli atti a sfondo sessuale, ma anche tutti gli atti privativi delle libertà fondamentali di una persona di genere femminile.

Diversi articoli del Protocollo impegnano gli Stati parte a modificare i modelli culturali e comportamentali e ad eliminare quegli stereotipi che mantengono le donne in condizione di inferiorità:
"Gli Stati Parti si impegnano a modificare i modelli comportamentali in campo sociale e culturale di donne e uomini attraverso l'istruzione pubblica, l'informazione, strategie di educazione e comunicazione, al fine di conseguire l'eliminazione delle prassi culturali e tradizionali pregiudizievoli nonché le altre prassi basate sull'idea di inferiorità o superiorità dell'uno o dell'altro sesso o su ruoli femminili e maschili stereotipati"

Articoli specifici sono dedicati alla dignità e all'integrità come diritti umani fondamentali della donna e una norma particolare impegna gli stati a impedire lo sfruttamento e l'abuso del corpo femminile nella pubblicità e nella pornografia.

Un ampio risalto è inoltre assunto dalle tematiche legate al matrimonio ed alle pratiche discriminatorie a questo connesse (poligamia, matrimonio precoce, ecc.), in relazione alle quali viene fissato (articolo 6 del protocollo) il principio del ri­spetto della libertà decisionale della donna, anche attraverso l’indicazione dell’età minima di 18 anni, e richiesta la registrazione legale dell’unione coniugale, in coerenza con quanto stabilito dalle diverse legislazioni nazionali.

Uno degli aspetti basilari riguarda le pratiche tradizionali dannose alla salute ed alla dignità della donna e delle bambine, tra le quali rientrano le mutila­zioni genitali femminili (articolo 5), che vengono espressamente condannate incoraggiando, al contempo, l’adozione di sanzioni severe.

Riteniamo importante portare questo documento a conoscenza dell'intera società italiana e in particolar modo di tutti coloro che nel nostro paese lavorano in difesa dei diritti delle donne, di tutte le donne.

Auspichiamo che i processi di ratifica del Protocollo da parte dei Paesi che non l’hanno ancora fatto, e la concreta applicazione dei princìpi in esso contenuti da parte di quelli che vi hanno già provveduto, vengano sostenuti ed incoraggiati dai movimenti femminili attivi nel continente africano e sulla scena internazionale per permettere alle donne africane di poter contribuire allo sviluppo del proprio paese.

» Il testo del protocollo

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