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30-09-2009 On. Marina Sereni: «Solo la partecipazione della società civile porta al cambiamento»

La partecipazione, il confronto, la voce della società civile. Sono queste per Marina Sereni, vicepresidente del PD alla Camera dei Deputati, le varianti capaci di portare un cambiamento, sia nella politica italiana che nel panorama internazionale. Sensibile da sempre alle tematiche dell’integrazione e sostenitrice della cooperazione sociale e dell’aiuto portato dalle associazioni nei territori di guerra, Marina Sereni ci ha aiutati a fare il punto sull’intervento in Afghanistan. Con un occhio puntato anche alle Primarie del PD e alla loro importanza per tutta la politica italiana.

La cronaca delle ultime settimane ha evidenziato quanto ancora l’Afghanistan viva una situazione dolorosa e sia difficile poter operare in questo Paese. Qual è secondo lei il cammino da intraprendere ora?
«La situazione attuale è drammatica, dolorosissima. Uscire dall’Afghanistan con un successo è l’obiettivo del nostro impegno e il successo, non ancora raggiunto è dare la possibilità agli afghani stessi di costruire un Paese, il loro, democratico».

Come si inserisce in questo panorama la funzione delle associazioni?
«Il ruolo delle Onlus e delle associazioni internazionali è fondamentale: chi si impegna sul piano civile in Afghanistan permette anche alla politica il fare il suo mestiere. Le Onlus sono importanti proprio perché lavorano con la società civile e permettono di far crescere protagonisti politici più forti, contrastando l’inclinazione alla corruzione e le espressioni dei gruppi tribali.
Le opere compiute dalle Onlus sono piccole luci nelle ombre gettate dalle ultime elezioni, che hanno lasciato aperti più dubbi delle risposte che hanno dato. Oggi ci sarebbe bisogno di una grande assemblea che raduni tutte le associazioni che operano sul territorio e gli attori della politica internazionale per poter condividere i progetti di aiuto all’Afghanistan. Il mondo associativo è consapevole di questo bisogno -PeaceWaves in primis- ma sarebbe il momento che anche la politica cercasse di organizzare concretamente questa conferenza…»

Guardando alla politica italiana invece, le prossime settimane saranno caratterizzate dalle Primarie del PD...
«Ci troviamo in un momento molto particolare e difficile e quello che sta succedendo, purtroppo, dalla crisi economica, al sovvertimento delle regole democratiche, e non è sotto gli occhi di tutti, perché i media sono di proprietà o sono controllati da chi governa. L’intero sistema politico italiano ruota intorno a due perni: da una parte la comunicazione di massa, dall’altro la personalizzazione della politica. Queste due componenti possono essere tradotte in modo molto differente: il centrodestra vuole rendere i cittadini spettatori, per il PD invece sono strumenti per favorire la partecipazione. Le Primarie chiamano i cittadini proprio a questo: a partecipare, a scegliere chi deve guidare il più grande partito di opposizione. L’unica alternativa a questa maggioranza e a questo governo».

Concretamente qual è l’obiettivo delle primarie del prossimo 25 ottobre?
«Con le primarie del 25 ottobre torniamo ad aprire il nostro partito anche a chi non è iscritto, ma ci vota, ha simpatie, è escluso quotidianamente dalla politica, ma è interessato a fare la sua parte e cambiarla. Ad di là di quello che ci raccontano i media asserviti, c’è una grossa parte degli italiani in disaccordo con quanto sta facendo il governo Berlusconi sulla scuola, sulla crisi economica, per le famiglie, con lo scudo salva-criminali... Una parte che non è maggioranza, ma che può diventarlo con un soggetto politico che interpreti le sue aspettative. Non è un cammino semplice, né la meta è vicina, ma io penso che Dario Franceschini abbia espresso chiaramente la sua linea e che con la sua guida, il PD potrà essere il partito che quest’Italia aspetta.»

Eleonora Palermo

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